Precetto Pasquale a Moio della Civitella. I marinai dell’ANMI di Santa Maria di Castellabate, nella settimana che precede la Santa Pasqua, vanno a Moio della Civitella per il Precetto Pasquale.
Grande partecipazione sia tra i soci dell’Associazione marinai che della popolazione. Molti i curiosi accorsi nel vedere la nostra associazione nella loro comunità.
Ha fatto gli onori di casa il Sindaco Enrico Gnarra, che dopo la Santa Messa ha portato gli ospiti in giro per il paese.
Oltre al giro tra i vicoli, il Sindaco ha raccontato dei resti archeologici presenti sul colle di epoca greca e di costruzioni di età romana.
Infatti in epoca magno greca, era presente un avamposto difensivo della città di Elea, aperto sull’entroterra Cilentano.
Posto strategico posizionato e ben munito di fortificazioni, destinato a proteggere dai Lucani l’esiguo territorio agricolo di cui poteva disporre la chora della polis eleate, la cui vocazione restava essenzialmente marittima e commerciale.
La civitella esibisce ritrovamenti di un’epoca tardo arcaica, mentre più recente è la costruzione della cinta muraria ad anello, avvenuta a cavallo tra V e IV secolo a.C..
Siluri umani narra l’impresa degli incursori della Regia Marina Italiana nel mettere a segno l’attacco alla flotta Inglese nel 1941, ancorata nella baia di Suda a Creta. La missione è messa a segno mediante i “barchini esplosivi” e che vide l’affondamento dell’incrociatore inglese York.
A Mariassalto, scuola di formazione per i mezzi d’assalto della Regia Marina vengono formati gli uomini che condurranno gli attacchi con i barchini contro gli sbarramenti e le navi nemiche.
Completata la formazione, gli uomini partono per la destinazione sconosciuta: un idrovolante li conduce nell’isola di Stampalia. Una volta arrivati verranno messi a conoscenza della missione, il porto di Suda, baia che protegge le navi inglesi che hanno il compito di impedire la navigazione delle navi italiane.
Arrivato al comando, a Lero, il comandante dei mezzi d’assalto apprende che un convoglio italiano ha lasciato Tobruk e delle unità inglesi entrate nella baia di Suda, si preparano ad attaccarlo. Il comandante parte per Stampalia con un sommergibile: una volta in emersione, in vista di Stampalia si accorge dell’arrivo di aerosiluranti inglesi.
Gli aerei attaccarono il sommergibile che centrato da due siluri affonda sul basso fondale. Da Stampalia arrivano gli uomini del comandante e una volta sul luogo dell’affondamento, riescono a salvare marinai e ufficiali.
Il piano di attacco alla baia viene preparato in tutti i particolari. La sera del 25 marzo, con le condizioni meteo favorevoli i barchini d’assalto vengono messi in acqua a dieci miglia dalla costa di Suda.
Gli assaltatori partono all’alba per l’attacco. Superano le prime due ostruzioni facilmente, mentre i proiettori controllano di continuo e senza sosta lo specchio d’acqua della baia. Alle 4,30 la terza ostruzione risulta difficile da superare. Uno degli assaltatori si lancia contro l’ostacolo per farlo saltare, andando incontro a sicura morte.
Sentito il boato, gli inglesi danno l’allarme. Il comandante a questo punto da il via ai barchini che sfrecciano veloci verso le navi inglesi alla fonda.
Il film siluri umani prodotto da Carlo Ponti e De Laurentiis, con l’ausilio tecnico e storico dell’ammiraglio Bragadin. Prima della fine delle riprese Antonio Leonviola per contrasti con la produzione abbandona il set a riprese quasi ultimate. Carlo Lizzani, aiuto regista ultimò le riprese.
Nel cast anche Carlo Pedersoli (Bud Spencer). Emilio Cigoli invece riveste il ruolo dell’ammiraglio Bragadin è doppiato da Mario Pisu, in quanto lui stesso doppia il protagonista del film, Raf Vallone.
Festa delle Forze Armate 2018 – L’Associazione Marinai come sempre, partecipa alla manifestazione organizzata dal Comune di Castellabate.
Istituita nel 1919, è l’unica festa che ha avuto continuità attraverso anni di storia italiana, dal periodo liberale fino al Fascismo, e all’Italia repubblicana. Nel 1921, con la celebrazione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, il Milite Ignoto venne sepolto all’Altare della Patria.
Dopo la marcia su Roma, questa celebrazione mutò la sua denominazione in Anniversario della Vittoria, acquisendo un nome di richiamo alla potenza militare dell’Italia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1949, la festa riprese il suo nome originario in celebrazione delle forze armate italiane e del completamento dell’Unità d’Italia.
Con la vittoria nella Prima Guerra Mondiale, l’Italia ultimò l’unificazione della nazione, dopo che il Risorgimento annesse Trento e Trieste.
Negli anni ha mutato la sua forma. Fino al 1976, il 4 novembre è stato un giorno festivo, poi dal 1977, si ebbe una riforma del calendario delle feste nazionali. La ricorrenza ricorreva la prima domenica di novembre.
Nel corso dell’ultimo ventennio dell 1900 la sua importanza come festività nazionale è andata pian piano in declino. Nel duemila, grazie al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ci fu una sensibilizzazione verso le giornate di valorizzazione dei simboli patri italiani. La festa è tornata a celebrazioni più ampie e diffuse.
Fonte: Wikipedia
Sul sito del Comune
Festa delle Forze Armate o Giornata delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale è una festa celebrativa nazionale italiana. E’ Istituita nel 1919 come commemorazione alla vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale.
Ricade annualmente ogni 4 novembre, data dell’armistizio di Villa Giusti (4 novembre 1918), e della resa da parte dell’Impero austro-ungarico.
In occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate nel 1921, il Milite Ignoto fu sepolto con cerimonia solenne presso l’Altare della Patria a Roma.
In occasione di questa Festa, le massime Cariche dello Stato fanno visita al Milite Ignoto e ad altri luoghi di memoria come Redipuglia e Vittorio Veneto, dove ci fu la battaglia finale tra il Regio Esercito Italiano e quello Austro-Ungarico.
È abitudine che il Presidente della Repubblica e il Ministro della Difesa inviino alle forze armate un messaggio di auguri a nome del Paese. Il 4 novembre è celebrato anche in sedi di Regioni, Province e Comuni.
Anche l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia con tutti i suoi Gruppi e Delegazioni da tutta Italia e nel mondo, partecipa ai festeggiamenti.
Il Cambio di Guardia al Quirinale, è eseguito in forma solenne nel giorno della festa con il Reggimento Corazzieri e la Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo in alta uniforme.
Tale evento si ripete anche in occasione della Festa del Tricolore (7 gennaio) e durante la Festa della Repubblica Italiana (2 giugno).
Centenario Grande Guerra
“Amare i caduti è dovere di ogni cittadino”
A Cicerale, la Commemorazione del centenario della Grande Guerra e dell’amor patrio.
La manifestazione inizierà alle ore 10:00 con un corteo che partirà da via Roma – Municipio. Alle 10:30, in Piazza Primicile Carafa, con la benedizione e preghiera di don Damiano Modena, l’alzabandiera, onori ai caduti, deposizione Corona al Monumento e la preghiera ai caduti dell’avvocato Carla Gatto, assessore comunale. Allocuzioni da parte del sindaco, del tenente colonnello dell’esercito italiano, Antonio Grilletto e degli alunni delle scuole del luogo.
Successivamente l’alzabandiera, gli onori ai caduti, deposizione Corona al Monumento. Tra i partecipanti oltre all’ANMI di Santa Maria di Castellabate, la Fanfara dei Bersaglieri, il Tenente Colonnello dell’Esercito Italiano, Antonio Grilletto e degli alunni delle scuole del luogo.
“Amare i caduti è dovere precipuo di ogni cittadino” dice il sindaco di Cicerale, Francesco Carpinelli, che invita tutta la cittadinanza, i reduci, i familiari e il personale in divisa a partecipare alla Commemorazione del centenario della Grande Guerra. per la giornata dell’amor patrio.
Caccia a Ottobre Rosso, è un film di John McTiernan, basato su un romanzo di Tom Clancy – La grande fuga dell’Ottobre Rosso.
Il storia è ambientata nell’Oceano Atlantico durante la Guerra Fredda. Il comandante Marko Ramius, esperto comandante è al comando di un nuovo sottomarino nucleare sovietico.
Il sottomarino, classe Tifone si chiama Ottobre Rosso. Questo prototipo è dotato di un mezzo propulsivo magneto idro dinamico chiamato Caterpillar. Questo dispositivo consente al sottomarino di navigare in silenzio, senza l’utilizzo delle eliche.
L’Ottobre Rosso viene fatto salpare per testare il nuovo mezzo propulsivo, coadiuvato dal sottomarino classe Alpha Konovalov, con al comandato un allievo del comandante Ramius, il comandante Tupolev.
L’equipaggio è preparato ad affrontare questo addestramento, non sa che in realtà lo scopo di Ramius, con un gruppo di ufficiali, è di andare verso le coste degli Stati Uniti, per disertare e consegnare l’unità agli Americani.
Per poter portare a compimento questo piano, Ramius uccide l’ufficiale politico nella sua cabina facendolo passare per un incidente, e distrugge i documenti riguardanti la missione.
Prima di rivelare all’equipaggio la vera missione, questi attivano il sistema Caterpillar e iniziano a cantare l’inno nazionale. Il sommergibile USS Dallas, insegue il sommergibile sovietico, ma lo perde quando il caterpillar entra in funzione.
I movimenti del sottomarino sovietico vengono strettamente seguiti dal governo USA, con il timore che questi tenti di sferrare un attacco nucleare contro gli USA. La commissione di sicurezza americana pensa che questa azione provenga direttamente da Mosca. Da successive intercettazioni però si scopre che, prima di partire, Ramius aveva inviato una lettera all’ammiraglio Padorin comunicando le sue intenzione di disertare.
Di conseguenza viene ordinato all’intera flotta del Nord di salpare da Murmansk, di scovare Ramius e affondarlo. L’URSS vuole in ogni modo di evitare che la propria tecnologia finisca nelle mani degli Americani.
La commissione di sicurezza crede che il comandante in preda alla follia, possa lanciare i suoi missili e Mosca stia cercando di evitarlo.
I Russi tentano di affondare l’Ottobre Rosso sulla rotta dei canyon sottomarini, dove alla fine vi è una formazione rocciosa conosciuta come I Gemelli di Thor.
Lo scopo è di distruggere l’Ottobre Rosso, ma grazie all’esperienza di Ramius il siluro si schianta ed esplode contro il canyon. L’equipaggio è preoccupato, chiede spiegazioni su perché cercano di affondarli. Il comandante fa passare la cosa per un’esercitazione.
Il siluro Sovietico aveva seguito il sottomarino perché questi stava utilizzando le eliche per via dell’avaria al Caterpillar. Il sottomarino americano, era riuscito così a riagganciare l’Ottobre Rosso. Difatti quando il Caterpillar fu attivato la prima volta, il sonar lo aveva scambiato per attività sismica. L’addetto sonar però, una volta registrato il suono e accelerato, si era accorto che il rumore risultante era lo stesso di quello prodotto da macchine.
In questo modo il Dallas segue l’Ottobre Rosso, e quando questo utilizza le proprie eliche, riesce a restargli alle spalle per non entrare nella portata acustica.
Alla commissione americana, formata da alti ufficiali della marina, è presente un analista della CIA, Jack Ryan. Ryan ritiene che Ramius e il suo equipaggio vogliano disertare. Così il governo USA lo invia sulla portaerei Enterprise, dandogli tre giorni per provare le proprie ipotesi. Dopo anche la flotta americana si adopererà per l’affondamento del sottomarino.
In accordo con il comandante della portaerei, Ryan si reca a bordo del sottomarino USS Dallas e, grazie all’esperienza di Jones e del comandante Bart Mancuso, riesce a contattare l’Ottobre Rosso e a guadagnarsi la fiducia di Ramius.
Con il Caterpillar in funzione, e con gli ufficiali a conoscenza che l’avaria fosse dovuta ad un sabotaggio, viene simulata un’avaria al reattore nucleare per far evacuare l’intero equipaggio, meno gli ufficiali più fidati.
Il comandante dice al proprio equipaggio che ha l’intenzione di affondare l’Ottobre Rosso per non farlo cadere in mani americane. In realtà consente a Ryan, e ad altri ufficiali del Dallas, di salire a bordo, chiedendo asilo politico per sé e gli ufficiali in cambio della consegna del sottomarino.
Dopo una serie di attacchi da parte di un sottomarino sovietico arrivato in zona, sventati grazie all’abilità tattica congiunta di Marko Ramius e di Bart Mancuso, Ryan uccide il cuoco dissidente (in realtà è un un agente del KGB sotto copertura), con era intenzionato a far esplodere il sottomarino.
Affondato il Tupolev, l’Ottobre Rosso viene trasportato alla foce di un fiume al riparo dallo sguardo dei satelliti spia sovietici. L’equipaggio dell’Ottobre Rosso tratto in salvo è convinto dell’affondamento, in modo che i sovietici non possano sospettare che il loro segreto militare sia stato trafugato.
Commemorazione Sommergibile Velella 2018 – Servizio televisivo di Germana Derì
Uomini sul fondo è un film di Francesco De Robertis, regista e ufficiale della Marina, responsabile del Centro Cinematografico del Ministero della Marina. Egli ha dedicato una ampia filmografia all’ambiente della Marina Militare Italiana.
Il regista in qualità di direttore del “Centro cinematografico” si è specializzato in storie principalmente marinaresche. Nel 1940 si vede affidare il compito di girare un lungometraggio con protagonisti ufficiali, sottufficiali e marinai di un sommergibile Italiano.
Da questo progetto viene fuori il film Uomini sul fondo, primo di una serie di lungometraggi incentrati sulla guerra sul mare. Successivamente seguiti poi da film come La nave bianca, diretto insieme a Roberto Rossellini e Alfa Tau!.
Il sommergibile A103, sta per riemergere dal fondo dopo un’esercitazione, però entra accidentalmente in collisione con la nave Ariel. Questa costretta a modificare la sua rotta per evitare un’improvviso banco di nebbia non si accorge del sinistro. L’impatto apre uno squarcio sullo scafo del sommergibile che improvvisamente affonda. Dopo diversi tentativi falliti di far ripartire il sommergibile incagliato sul fondo, non resta che l’uscita di emergenza.
Mediante una garitta con all’interno un’ascensore, alcuni uomini riescono a tornare in superficie per segnalare la loro posizione. Le navi di salvataggio Titano e Ciclope arrivano sul posto con il pontone di sollevamento Anteo e due idrovolanti. Dopo poche ore dall’inizio dei soccorsi quasi tutto dell’equipaggio è tratto in salvo.
Il comando si adopera per trovare una soluzione per pompare aria nella sezione allagata e far uscire l’acqua e alleggerire lo scafo. Il comandante e i marinai rimasti (Lanciani, Vennarini, Nelli, Ciacci, Leandri, Villosio e Giuma) nonostante la pressione atmosferica a cui sono sottoposti e il livello di anidride carbonica a livelli limite, rimangono a bordo per cercare di salvare il sommergibile.
I palombari si immergono sul relitto riuscendo a saldare lo squarcio, ma non riuscendo ad aprire la valvola per pompare aria all’interno, allora chiedono aiuto all’equipaggio dall’interno.
Ma purtroppo il locale idrovore è stato invaso dal cloro e quindi inaccessibile. Il marinaio Leandri quindi di sua iniziativa tenta di aprirla riuscendovi. La sua mano resta bloccata sotto la leva morendo intossicato dai fumi. Il suo sacrificio non è stato vano, perché consente all’unità di disincagliarsi e risalire.
Una volta fuori, il sommergibile viene salutato a festa, ma una volta che il marinaio issa la bandiera a mezz’asta subito cala il silenzio per onorare lo spontaneo atto di eroismo del marinaio Leandri.
Film su Youtube
9 settembre 2018 San Marco di Castellabate – Come ogni anno, l’ANMI di Santa Maria di Castellabate ha commemorato i marinai caduti con il sommergibile Velella. Quest’anno la cerimonia si è tenuta nella frazione di San Marco, sul porto turistico.
Alla manifestazione hanno partecipato diverse associazioni d’Arma, come l’Ass. Carabinieri di Perdifumo, l’Ass. Sottufficiali di Eboli. Presenti i gruppi ANMI della Campania, tra cui: Avellino, Battipaglia, Maiori, Minori, Salerno, Pompei. Presenti come sempre il gruppo di Cisterna di Latina.
Tra i partecipanti hanno preso parte alcuni familiari dei marinai, tra cui il Sig. Eustachio Cazzorla di Monopoli, nipote del marinaio Saverio Cazzorla, il sig. Filippo Feleppa figlio del Capo motorista Eudechio Feleppa. Da Roccabascerana (AV) anche i nipoti del marinaio Armando Maffei, accompagnati dal Sindaco Roberto Del Grosso.
Oltre ai ragazzi del Velella, si è ricordato anche il sacrificio del marinaio di Castellabate Carmine Passaro imbarcato sul Sommergibile Malachite affondato a largo di Capo Spartivento. Presenti il fratello Carmine e la sorella Eufemia Passaro.
Presenti le Autorità Militari: Il Comandante della Guardia Costiera di Agropoli il T.V. Giulio Cimmino e dell’Ufficio Locale di Castellabate 1° Maresciallo (NP) Rizzo Sandro, il Comandante della locale stazione Carabinieri il Maresciallo Santino Musto, il Tenente Colonnello dell’Esercito Grilletto, nonché una rappresentanza della Guardia di Finanza di Agropoli. A fare gli onori di casa il Sindaco di Castellabate Costabile Spinelli.
Particolarmente toccanti le parole dei familiari. La speranza di vedere recuperati i resti dei marinai dice Cazzorla, breve invece il discorso del sig. Feleppa per la commozione. Ricordava di come non avesse conosciuto il padre, lui nacque a gennaio mentre il papà morì in guerra a settembre.
Nella stessa giornata, l’Associazione Marinai ha festeggiato anche un’importante traguardo, infatti quest’anno compie 30 anni di attività. In un periodo di mancanza di ricambio generazionale, quest’Associazione continua ad andare avanti e portare in alto i valori della Marina.
Comune di Castellabate
di MARCO CORRIAS
CAGLIARI — E’ un gallo storico in piena regola, per la cui risoluzione si stanno mobilitando giornali, ambasciate straniere e la Marina Militare italiana.
Al largo di Torre delle Stelle, una località turistica a cinquanta chilometri a ovest di Cagliari, a un centinaio di metri dalla riva e a novanta di profondità è stato individuato il relitto di un sommergibile, affondato quasi certamente nel corso di una battaglia navale avvenuta tra la fine del 1942 e i primi mesi del ’43.
La scoperta è stata fatta da un’equipe coordinata da Roberto Olla, cagliaritano, regista della Rai, e da Giampaolo Porcu, ingegnere, presidente dei subacquei sardi, e nei giorni scorsi la sagoma del sottomarino è stata filmata ed esattamente localizzata.
A quale paese appartiene realmente il sommergibile?
Al suo interno custodisce ancora le salme dei marinai?
Nei giorni scorsi fonti giornalistiche inglesi avevano fatto sapere che poteva trattarsi del «Sahib», un sommergibile affondato dalla Torpediniera «amene II» italiana di scorta a un cargo tedesco, a sua volta affondato dal «Sahib».
Ieri, però, l’ambasciata britannica a Roma ha smentito: il comandante del «Sahib», l’allora Tenente di vascello Bramage, rintracciato ha detto:
«Il mio sommergibile fu affondato nell’aprile del ’43 al largo di Capo di Milazzo.
Mi sembra molto strano si sia spaccato in due e un tronco-ne sia rimasto in Sicilia e un altro si sia spostato a Capo Carbonara, in «Sardegna». Un testimone di quei giorni tragici è ancora vivo e ha raccontato quel che vide da terra il 24 aprile del 1943.
«Vidi un sommergibile emergere a circa 400 metri dalla costa, puntare i suoi cannoni verso un cargo tedesco che navigava in direzione di Cagliari e sparare. Il cargo, colpito, colò a picco, e quando il sottomarino era di nuovo in immersione arrivò una squadriglia di aerei italiani partiti dalla vicina base di Elmas che lanciarono alcune bombe di profondità».
Stando al racconto del testimone nessuno dell’equipaggio si sarebbe salvato. Dagli archivi storici della Marina Militare italiana, dovrebbe essere possibile ricostruire l’identità di quel sommergibile, ma non t semplice. Intanto si fanno solo ipotesi.
La prima: il 9 febbraio di quell’anno il sommergibile «Malachite», classe «600» di ritorno da una missione in Algeria, con una Cinquantina di uomini di equipaggio a bordo, venne affondato da un siluro di un sottomarino olandese, il «Dolphin», nel golfo di Cagliari.
L’altro episodio, parla del sottomarino «Topazio», anche questo come il «Malachite» della classe «600». Ma secondo gli archivi storici della Marina Militare italiana il «Topazio» non affondò nell’aprile, e soltanto nel settembre venne dato disperso, Ora nella zona si svolge una battaglia meno cruenta per riuscire a capire di che mezzo si tratti.
Una battaglia che ha per protagonisti un ex ufficiale inglese, John Mac Ginnes che conduce le ricerche per conto della rete televisiva americana Cbs e l’equipe guidata da Olla e da Porcu per la Rai.
Salpato il 10 marzo 1917 da La Spezia per raggiungere Brindisi, il sottomarino venne attaccato per errore dallo ‘sloop’ inglese Cyclamen.
La Marina ritrova il sommergibile dopo 101 anni dall’affondamento a largo dell’Isola di Capraia. Il sommergibile, stando alle notizie dell’epoca, affondò il 10 marzo del 1917 a seguito dell’attacco dello sloop inglese, scambiato per un battello tedesco.
L’equipaggio del sommergibile era composto da 14 marinai, nessun superstite nell’incidente. Il Cacciamine Gaeta della Marina Militare si è imbattuto ne relitto del sommergibile durante un’esercitazione nel Tirreno in una posizione compatibile con quella conosciuta dalla Marina del suo affondamento.
Grazie al Cacciamine Rimini che con il veicolo multi-Pluto, è riuscita a ritrovare i resti e a scattare le prime immagini del relitto. Grazie a queste immagini, gli esperti della Marina hanno potuto constatare la corrispondenza con i dettagli costruttivi del battello. Ad esempio il cannone di prora, ben riconoscibile nelle foto, arrivando alla conclusione che si tratti del Guglielmotti. Stando all’analisi effettuata, il sommergibile, che al momento si trova adagiato sul fianco a 400 metri di profondità, sarebbe affondato a causa di uno speronamento avvenuto da parte dell’unità inglese.
Al comando della Guglielmotti c’era il Capitano di Fregata Guido Castiglioni, che ne aveva curato anche l’allestimento. Il sommergibile, proprio all’inizio del 1917, aveva ricevuto l’ordine di raggiungere la sede di Brindisi, per operare nell’Adriatico meridionale con la Seconda Flottiglia. Per questa ragione, il 10 marzo, dopo essere salpato da La Spezia sotto la scorta dal piroscafo Cirenaica, si trovava a largo dell’isola di Capraia. Il
dragamine britannico Cyclamen scambiò per unità nemica il Guglielmotti che era di scorta al trasporto truppe Arcadia, e attaccato a colpi di cannone, fino all’affondamento a seguito di uno speronamento.
“Il ritrovamento del sommergibile Guglielmotti – sottolinea lo Stato maggiore – conferma l’efficacia operativa dei veicoli subacquei in dotazione alla Marina, capaci di operare in profondità”. In precedenza, il cacciamine Gaeta aveva localizzato anche il relitto del HMS Saracen, un sommergibile inglese affondato da due corvette italiane durante la seconda Guerra Mondiale. Infine, le attività di ritrovamento, “dimostrano come le capacità militari possano essere messe a disposizione della ricerca subacquea. Anche per fini di ricostruzione storica, nell’ambito delle funzioni duali e complementari della Forza armata”.
L’Associazione Nazionale Marinai d’Italia Gruppo di Santa Maria di Castellabate, come di consueto, commemora nel 75° anniversario, i marinai caduti con il Sommergibile Velella.
L’affondamento è avvenuto il 7 settembre 1943 a largo di punta Licosa, mentre svolgeva insieme al sommergibile Benedetto Brin, operazione di controllo.
Fu silurato da parte del Sommergibile Britannico Shakespeare, che era in perlustrazione con il compito di radiofaro per l’imminente sbarco alleato nel golfo di Salerno.
Oltre alla commemorazione del sommergibile Velella, l’ANMI di Santa Maria di Castellabate, festeggia anche il suo trentesimo anniversario dalla fondazione.
Infatti il gruppo si è costituito nel mese di Settembre del 1988 su iniziativa del compianto Giovanni Ferruzzo, insieme a pochi soci.
Questo gruppo negli anni ha lavorato con grande impegno per far crescere l’associazione, ad oggi, i soci iscritti sono 60.
Il gruppo ha lasciato negli anni dei segni visibili del suo operato. Tra i più importanti, la realizzazione del monumento dei caduti del mare a Santa Maria di Castellabate e il monumento ai caduti del sommergibile Velella presso il molo di Punta Licosa.
Per una migliore organizzazione dell’evento, si prega di voler confermare la partecipazione alla cerimonia entro il 1° settembre, indicando anche il numero di soci che vorranno partecipare al pranzo sociale.
La divisa da indossare per la sopracitata manifestazione è la seguente:
Antipasto
Insalata di polpo e patate,
alici marinate, frittura di calamaretti
Primo piatto
Scialatiello con bocconi di
pescatrice e pomodorini.
Secondo piatto
Filetto di orata in crosta di patate.
Contorno
Insalata mista
Frutta
Macedonia in cialda
Torta
Bibite, vino, acqua, caffè al bar.
Pagina ufficiale del gruppo ANMI S. M. di Castellabate
Lettera aperta del Presidente Nazionale ai Soci
Nel corso dell’Assemblea del dicembre 2016 il Consiglio Direttivo Nazionale ha approvato all’unanimità la cadenza quadriennale del Raduno Nazionale; nel dare mandato alla Presidenza Nazionale di organizzarlo nel 2019, è stato quindi deliberato che il XX Raduno Nazionale si terrà a Salerno.
Considerato che il precedente si è svolto a maggio, che le condizioni climatiche dell’area salernitana consigliano di svolgere attività all’aperto preferibilmente nel mese di settembre. Inoltre le attività alberghiere di quell’area della Campania offrono nel periodo condizioni particolarmente favorevoli. E’ stato altresì deciso, in accordo e sintonia con le locali autorità, per il periodo che va da venerdì 23 a domenica 29 settembre 2019.
Per poterlo organizzare al meglio, occorre definire cosa sia un raduno e, nel nostro caso, quali peculiarità abbia il raduno dei marinai. Perché radunarsi deve avere un significato profondo. Migliaia di persone si muovono dalle loro case, perfino da nazioni estere per convenire in una città e vivere insieme questo evento.
Per noi marinai ritrovarsi e vivere di nuovo giorni, momenti insieme a tanti altri come noi è più che un semplice incontro, come si diceva a bordo è un “intimo gaudio”, è anche contarci quanti siamo e quanti e quali rappresentiamo, quanta altra gente ci sia che prova in nostri stessi sentimenti, l’orgoglio marinaro, la fierezza di far parte della “meglio gioventù”, della grande ed universalmente onorata famiglia marinara italiana. Il raduno è, insomma, parte fondante dell’etica e dell’essere uomini di mare.
Non per nulla il marinaio non è riconducibile né sintetizzabile in una professione o un mestiere o un compito. Anche se è certamente anche tutto questo, marinaio è colui che racchiude in sé una cultura millenaria. Un intero modo di essere, uno stile ed una umanità adusa a percorrere e conoscere i due terzi del globo. Già nell’antichità Tucidide affermava che l’umanità è comporta da tre categorie, i vivi, i morti ed i marinai. Il raduno è sentito dunque come impegno personale, proprio contributo al di là delle chiacchiere, dovere compiuto ancora una volta e finché ne siamo e ne saremo capaci e convinti.
Non siamo noi, è l’Italia che ha bisogno di vedere, toccare con mano che ci sono ancora cittadini esemplari e coscienti. Come i marinai sono sempre stati sono e sempre saranno, nella buona e nell’avversa sorte e che sono essi i portatori sani di valori irrinunciabili e fondanti una società sviluppata e moderna, con un passato glorioso che la candida ad un glorioso futuro.
Il raduno nazionale è certamente l’occasione per contribuire a colmare la grande lacuna culturale. Lacuna presente a tutti i livelli della pubblica opinione, dovuta ad una colpevole e prolungata carenza di cognizioni nel campo marittimo e navale.
Esso deve servire dunque ed in primo luogo per evidenziare, soprattutto ai giovani ed agli studenti, cui il messaggio deve pervenire in via prioritaria ed essere destinato nelle forme e nei contenuti principali, quanto una coscienza ed una reale conoscenza del mare e dei suoi problemi e sistemi sia importante, fondamentale per l’economia e la vita stessa di una nazione come l’Italia.
Il raduno è occasione unica, periodica ed irrinunciabile, veicolo ottimale per la diffusione della fondamentale cultura che al mare fa capo e si richiama, così da conferire alla città ospitante, a seconda della sua immedesimazione e partecipazione alle varie attività del raduno, il titolo di “Capitale italiana del mare”. Una volta, in Italia, ce ne erano, di queste Capitali: oggi ne abbiamo bisogno!
Lo stesso modello, a motivo delle esperienze fin qui maturate e della “qualità” dell’offerta della città, è da riproporre per il XX Raduno Nazionale di Salerno, con eventi che potrebbero interessare realtà ed attività non solo del territorio ma anche a livello nazionale. Pertanto, è intendimento organizzare un’intera settimana di eventi che collochino Salerno al centro dell’interesse e della visibilità di tutte le società, organizzazioni, istituzioni e privati che operano sul mare, vivono e lavorano su temi legati al mare, così da risultare “l’evento marinaro dell’anno nella Capitale del mare di quell’anno”. In sintesi, offrire una panoramica della consistenza, validità e rappresentatività del comparto marinaro italiano, inteso nel senso più ampio, in ogni campo di interesse economico, culturale, sportivo, sociale, ecc..
Il Programma, una volta consolidato in via definitiva, sarà presentato ufficialmente e congiuntamente dal Sindaco di Salerno e dalla Presidenza ANMI, alla presenza dei partner partecipanti, nella più appropriata sede di Salerno, nei tempi concordati con le altre locali autorità, affinché si ottenga il massimo effetto mediatico e la divulgazione più efficace. All’uopo, sarà dedicata apposita parte del piano di comunicazioni redatto per l’intera manifestazione. A cominciare dalla realizzazione e successiva stampa del manifesto ufficiale del raduno (caratterizzazione a cura del Gruppo di Salerno) contenente l’intero programma, da affiggere nelle principali strade salernitane e, sotto forma di locandina, anche nelle vetrine dei negozi disponibili ad ospitarla.
Il manifesto, appena approvato e che viene di seguito riportato rappresenta in conclusione il SIMBOLO del XX Raduno. Su ogni tipologia di comunicazione e sarà riprodotto sulle medaglie commemorative, gadget e oggettistica varia, commercializzabili nella circostanza.
FONTE: Sito Ufficiale Marinai d’Italia.
La notte fra il 9 e il 10 Giugno 1918 due MAS navigavano con al comando del Capitano di Corvetta Luigi Rizzo.
Lasciava il porto di Ancona dirigendosi verso Premuda dove avrebbe dovuto accertarsi della presenza di campi minati.
Durante le operazioni di controllo intercettarono la squadra navale austriaca composta da due corazzate, ed altre unità di appoggio.
Queste uscite dalla base di Pola, si stavano dirigendo verso il Canale di Otranto. Ebbe così origine una delle più brillanti azioni navali della prima guerra mondiale.
L’attacco condotto dal Comandante RIZZO provocò l’affondò della corazzata Santo Stefano.
A Luigi Rizzo, già decorato con medaglia d’oro al valor militare per aver forzato il porto di Trieste affondando la Corazzata Wien, venne attribuita una seconda medaglia d’oro.
A Premuda Rizzo risolse, un problema ben più importante dell’affondamento di una singola nave.
L’impresa modificò profondamente l’attuazione di un piano politico e strategico che avrebbe portato gli austriaci ad ottenere la supremazia navale in Adriatico.
La flotta austriaca infatti si trovava in mare nel tentativo di uscire da una lunga ed umiliante situazione d’inerzia.
Il piano dell’Ammiraglio Horty era attaccare all’improvviso le unità che vigilavano nel Canale di Otranto distruggendole prima che la parte più consistente della flotta concentrata a Taranto e a Corfù, potesse intervenire.
I siluri colpendo una parte delle forze austriache con l’elemento sorpresa troncarono l’impresa sul nascere, costringendo la flotta austriaca a rinunciare definitivamente all’ambizioso progetto.
L’azione di Premuda convinse gli alleati a lasciar perdere la questione relativa all’istituzione dei comandi navali in Mediterraneo lasciando il totale controllo dell’Adriatico all’Italia.
Ammirato dall’azione messa in atto da Rizzo il Comandante in Capo della Grand Fleet, l’Ammiraglio inglese David Beatty fece giungere all’Ammiraglio Cusani Visconti, Comandante della Flotta italiana, il seguente telegramma:
“La Grand Fleet porge le più sentite congratulazioni alla flotta italiana per la splendida impresa condotta con tanto valore e audacia contro il nemico austriaco”.
L’impresa di Premuda rimase un fatto poco noto alla grande massa del popolo italiano, fino a quando, nel 1939, la data dell’azione fu scelta come festa della Marina Militare.
Festa della Liberazione 2018 – Il Comune di Castellabate ha organizzato una manifestazione per la Festa della Liberazione. Hanno preso parte alla manifestazione oltre al nostro gruppo Marinai d’Italia ed al Sindaco di Castellabate Costabile Spinelli, il Comandante della Stazione Carabinieri di Santa Maria, M.llo Santino Musto, il Comandante della Polizia Locale Massimo Falcone, il Comandante dell’Ufficio Locale Marittimo 1°M.llo (NP) Rizzo Sandro. Folta presenza di cittadini e turisti accorsi per i festeggiamenti in onore di San Marco Evangelista.
Sito istituzionale Comune di Castellabate
« Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire. »
(Sandro Pertini proclama lo sciopero generale, Milano, 25 aprile 1945)
L’anniversario della liberazione d’Italia chiamato anche festa della Liberazione, è una festa nazionale della Repubblica Italiana che ricorre il 25 aprile di ogni anno.
È un giorno fondamentale per la storia d’Italia. Assume un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dai partigiani contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista.
Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) – il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani (presenti tra gli altri il presidente designato Rodolfo Morandi, Giustino Arpesani e Achille Marazza) – proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo Volontari della Libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate; parallelamente il CLNAI emanò in prima persona dei decreti legislativi, assumendo il potere: «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano», stabilendo tra le altre cose la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti.
Tra questi Benito Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo. «Arrendersi o perire!» fu la parola d’ordine intimata dai partigiani quel giorno e in quelli immediatamente successivi.
Bologna (il 21 aprile), Genova (il 23 aprile) e Venezia (il 28 aprile). La Liberazione mise così fine a venti anni di dittatura fascista e a cinque anni di guerra; la data 25 aprile rappresenta il culmine della fase militare della Resistenza e l’avvio effettivo di una fase di governo da parte dei suoi rappresentanti.
Questa porterà prima al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica, dove per la prima volta furono chiamate alle urne le donne, e poi alla nascita della Repubblica Italiana, fino alla stesura definitiva della Costituzione.
Il termine effettivo della guerra sul territorio italiano, con la resa definitiva delle forze nazifasciste all’esercito alleato, si ebbe solo il 3 maggio, come stabilito formalmente dai rappresentanti delle forze in campo durante la cosiddetta resa di Caserta firmata il 29 aprile 1945: tali date segnano anche la fine del ventennio fascista.
Fonte: 25 aprile su Wikipedia
Arruolatosi nella Regia Marina nel 1934 gli fu assegnata la categoria di Palombaro.
Frequentò il corso presso la Scuola C.R.E.M. del Varignano ed al termine fu destinato al Comando Marina di Gaeta.
Imbarcò sul cacciatorpediniere Freccia e nel 1936 sul sommergibile H.6 dove frequentò il 1° Corso Sommozzatori, ed effettuò le prime sperimentali uscite da sommergibile immerso.
A corso ultimato s’imbarcò sull’esploratore da Recco, col quale partecipò a missioni di guerra durante il conflitto italo-etiopico e nella guerra di Spagna.
Nel 1938 fu destinato sulle navi appoggio Teseo e Titano e su quest’ultima frequentò il Corso per Alti Fondali.
Nel 1940 sbarcò dal Titano e fu destinato alla 1a Flottiglia MAS quale operatore subacqueo dei mezzi d’assalto ideati dal Maggiore del Genio Navale Teseo Tesei, e partecipò a missioni di guerra con i MAS.
Promosso al grado di 2° Capo Palombaro Sommozzatore, nel maggio 1941, partecipò, nella notte tra il 26 ed il 27 luglio 1941, all’impresa di forzamento della base navale inglese di Malta nell’incarico di 2° operatore del mezzo di riserva a disposizione del Capitano delle Armi Navali Vincenzo Martellotta.
Sempre con Vincenzo Martellotta partecipò, col semovente 222, al forzamento della base navale inglese di Alessandria sul web del 18 e 19 dicembre 1941.
L’azione ebbe successo con l’affondamento di due navi da battaglia e di una grossa petroliera ed il danneggiamento di un cacciatorpediniere.
Tuttavia fu fatto prigioniero dopo la riuscita missione. Rimpatriò nell’ottobre 1944, partecipando poi alla guerra di liberazione nel Gruppo Mezzi d’Assalto.
Promosso Capo di 1a Classe nel 1949, e Sottotenente del C.E.M.M. nel 1962, ebbe il comando del Gruppo S.D.A.I. di La Spezia che mantenne fino al suo collocamento in ausiliaria, avvenuto nel grado di Capitano di Corvetta (CS) nel marzo 1977.
Il Capitano di Corvetta (CS) Mario Marino è morto a Salerno l’11 maggio 1982.
Fonte: Mario Marino su Wikipedia
Giovedì 3 marzo 1977 alle ore 15.05. Decollava dall’aeroporto San Giusto di Pisa l’Hercules C-130 con a bordo 38 allievi della 1° Classe del Corso Normale dell’Accademia Navale di Livorno per un volo di ambientamento.
Con loro l’Ufficiale accompagnatore Emilio Attramini e i 5 membri dell’equipaggio. Per cause ancora sconosciute, poco dopo il decollo, l’aereo si schiantava contro le pendici del Monte Serra, che divide Pisa da Lucca. Non c’erano superstiti. I 38 allievi avevano un’età compresa tra i 19 e i 20 anni.
I funerali solenni avvennero il 5 marzo nel piazzale dell’Accademia Navale. Presente il Capo dello Stato Giovanni Leone, tra i partecipanti circa 20.000 persone.
La prima concludeva che, pur non potendo escludere errori di pilotaggio, l’aereo era decollato “in condizioni di inefficienza tale da giustificare, in quelle circostanze di volo a bassa quota in vicinanza di terreno collinoso, la fisionomia dell’incidente così come in effetti si è verificato”.
La seconda, quella militare, escludeva invece l’ipotesi dell’inefficienza del mezzo e imputava a fattore umano la causa principale del disastro, pur senza poter escludere con certezza qualche altro fattore che avesse determinato la virata a sinistra che aveva portato il velivolo a imboccare la vallata del Serra.
I familiari dei 38 Cadetti e dell’Ufficiale accompagnatore si riunirono in Associazione, con lo scopo duplice di ricordare i Caduti nel tempo, e di fare il possibile affinchè altre tragedie come questa non dovessero ripetersi.
Nel settembre dello stesso anno 1977 gli Allievi del Corso, a bordo della Nave Scuola Vespucci sulla quale facevano la prima crociera estiva, comunicavano all’Accademia Navale dalla meta ultima della crociera, la capitale finlandese Helsinki, il nome da loro scelto per il Corso:
“Invicti”, mai vinti e mai divisi, e la bandiera con stemma.
Due anni dopo, il 3 marzo 1979, sul luogo dell’incidente fu eretto un Faro-Sacrario a perenne ricordo.
Ufficiale inquadratore della Marina Militare
Salvatore Caputo
Giovanni Gastaldi
Giuseppe D’Alì
Sandro de Angelis
Antonio Giallonardi
Vincenzo Gaglio
Claudio Giordano
Lorano Gnata
Paolo Lamina
Maurizio Lucibello
Stefano Maranci
Massimo Marchiano
Fedele Marrano
Giorgio Marzocchi
Silvio Massaccesi
Carlo Mastrocinque
Giovanni Memoli
Miguel Angel Mekinez
Giuseppe Minelli
Alessio Musolino
Luca Nassi
Alessandro Perazzolo
Giancarlo Poddighe
Alberto Pispero
Michele Portoghese
Vittorio Pozzi
Luca Quattrini
Massimo Raffa
Sergio Rigoni
Roberto Rossi
Adolfo Russo
Emanuele Salvadori
Domenico Savoldi
Giampiero Scialanga
Matteo Stramacchia
Davide Tomatis
Corrado Verdone
Guido Verna
Nacque a Salerno il 5 ottobre 1956, da genitori salernitani. Particolari le sue attitudini allo studio, si diplomò presso l’Istituto Tecnico Industriale Galileo Galilei di Salerno.
Dopo il diploma viene premiato con una borsa di studio. Frequenta il 1° anno di Ingegneria all’Università di Salerno. Partecipa ad un concorso per impiegato civile presso il Ministero della Difesa, ma l’esito positivo gli verrà comunicato dopo la morte.
Partecipa ai concorsi di Ufficiale Pilota presso l’Accademia Aeronautica e al concorso di Ufficiale della Marina Militare. La passione per il mare e l’ottimo piazzamento in graduatoria sceglie la carriera in Marina. Purtroppo il suo futuro nella Forza Armata fu interrotto con il tragico volo di ambientamento a cui aveva preso parte con i suoi commilitoni il 3 marzo 1977.
Con lui assieme a 37 compagni di Corso perì anche l’ufficiale accompagnatore e i 5 membri dell’equipaggio a bordo del C-130 dell’Aeronautica Militare dopo pochi minuti di volo andò a schiantarsi sul Monte Serra.
Lo Stato Italiano a perenne riconoscimento gli conferì il tributo d’onore di “Guardiamarina alla Memoria” della Marina Militare Italiana. Il 29 Novembre 1992 il Comune di Salerno, gli intitola una via cittadina.
Il 26 Ottobre 1996 l’ Aula Magna dell’Istituto Tecnico Industriale Galileo Galilei di Salerno, dove ha studiato e conseguito il diploma, gli viene intitolata su iniziativa del Consiglio d’ Istituto.
Fonte: Sito ufficiale dei caduti.
Incontro conviviale con il Comandante del Circomare Agropoli T.V. (CP) Gianluca Scuccimarri e il neo Comandante dell’Ufficio Locale Marittimo di Castellabate Luogotenente (NP) Rizzo Sandro.
La Festa di San Costabile, patrono di Castellabate, si tiene ogni anno il 17 febbraio. E’ un evento molto importante in paese in quanto nutrono una particolare devozione. Correlato a ciò la storia ha attribuito leggende su San Costabile legate alle vicissitudini del borgo stesso: la peste, il colera, le incursioni saracene.
Una di queste risale al 1623 e racconta di cinque navi pirate che volevano assalire il paese e che obbligarono gli abitanti di Castellabate di rinchiudersi nel castello in cima. La sera, però, settecento capre con fiaccole sulle corna con a capo Costabile Gentilcore si diressero verso il litorale per allontanare gli assalitori. Quest’ultimi, credendo fossero gli stessi abitanti di Castellabate, decisero di abbandonare la località.